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Nov 01

Presentazione del libro “A Cuore Aperto”

Il libro nasce dall’esperienza di un gruppo di studiosi, radunati a Bruxelles da Aldegonde e Hubert Brenninkmeijer e divenuti ben presto amici. Non si può leggerlo adeguatamente senza tenere conto di ciò che è stata l’esperienza dell’INTAMS (International Academy for Marital Spirituality di Bruxelles), sviluppatasi grazie a periodici incontri tra studiosi di diverse nazioni, scelti e chiamati a partecipare all’Accademia.

  • Credo di poter dire che si è formata una comunità di intelligenze, affetti, spiritualità, in cui si respira un cristianesimo vivo e aperto, si può parlare liberamente, secondo competenza e coscienza, senza timore di essere tacciati di eterodossia. Ci si riconosce uniti nel guardare nella stessa direzione, ma anche liberi di esprimere pensieri divergenti, sapendo di essere comunque Le differenze di età, di opinione, di vocazioni (preti, religiosi, single, sposati…)  risultano risorse positive. Le decisioni finali arrivano solo dopo che ciascuno aveva espresso la propria idea. L’armoniosa bellezza dei luoghi e dei giardini che ospitano l’INTAMS, sembra sottolineare questa percezione “Ecco, com’è bello e com’è dolce / che i fratelli vivano insieme!” (Sal 133,1).A cuore aperto
  • Tra i tratti che ci univano segnaliamo: l’importanza della spiritualità per tenere il matrimonio all’altezza del suo ideale, ma senza trascurare la sessualità, l’unione tra riflessione teorica e pratica, tra riflessione teologica, scienze umane ed esperienza concreta, l’uso di un linguaggio appropriato ma comprensibile, un cuore aperto all’ecumenismo, ai credenti di altre religioni, ai non credenti. Noi abbiamo sottolineato fortemente un’ottica interdisciplinare per poter guardare all’integralità della persona
  • Per noi che eravamo abituati all’università statale, l’INTAMS rappresentava un’esperienza liberatoria. Si poteva  riflettere a 360 gradi, affrontando i temi della spiritualità, lasciando che Dio entrasse a pieno diritto nei nostri discorsi.
  • Importante sin dall’inizio è stato il rapporto con la Chiesa, resa presente specialmente attraverso il card. Danneels e il card. Martini. Si trattava di mantenere la fedeltà al Vangelo e alla Chiesa e uno spirito di servizio attivo e senza essere servili, senza adeguarsi sempre e comunque ai dictat, ma dando piuttosto un contributo creativo con l’intento di contribuire a discernere più chiaramente le risorse e i mali della realtà contemporanea.

l libro “A cuore aperto” è frutto di questa comunità. Vuole iniettare fiducia e promuovere un pensiero positivo sul matrimonio; perciò non si domanda tanto perché i matrimoni falliscono, quanto per quali ragioni non pochi matrimoni sopravvivono alle crisi e durano tutta la vita?

Il fatto di affrontare chiaramente le tematiche della spiritualità ci ha resi consapevoli di dover fronteggiare alcuni rischi ricorrenti in questo ambito, potenziando una:

  • Spiritualità laicale matura incarnata nella laicità e ferialità dell’esperienza   delle famiglie e dunque non devozionistica, con la fede ridotta  a una mole di preghiere,  altarini, immaginette ecc., In breve attraverso l’INTAMS ha lavorato in questi anni per far crescere una generazione di sposi credenti maturi coraggiosi, e responsabili.
  • Spiritualità incarnata e carnalità spiritualizzata evitando un accento spiritualista-moralista, con sottovalutazione del corpo, della psiche, delle storie di vita di ogni singola persona nella sua  unicità. Sostenendo l’amore umano e cristiano, prendono rilievo tutti i tratti della persona nella sua tensione al buon essere, corpo, psiche, spirito, differenze di sesso, di educazione, di idee…
  • Spiritualità comunionale,  che riconosce il valore e  la specificità della vocazione all’unità coniugale,   rispetto alle altre vocazioni. Non dunque una spiritualità verginale, troppo spesso travasata sic et simpliciter dai vergini agli sposi, con  ossessiva imposizione di ritmi, regole, celebrazioni liturgiche, per lavorare più che sulla propria   anima sulla relazione interpersonale con  rispetto delle differenze, verso  una sintonia che talvolta è obbedienza reciproca e sacrificio, talaltra comunione
  • Spiritualità in cammino, non definitoria nei confronti di chi risente di storie familiari e personali complesse e critiche: abbiamo da    imparare da tutti, interrogandoci insieme sul senso degli eventi e della vita, nello spirito della fraternità universale. L’apprendimento dell’amore vero avviene a tappe, come viene ricordato al n. 34 della Familiaris consortio: «L’uomo in quanto essere storico “conosce ama e compie il bene morale secondo tappe di crescita”».  Si evita così di rivolgersi  alle famiglie “perfette”, anzi sono da prediligere quelle fragili nelle diverse situazioni materiali e morali che si trovano a vivere.  L’orientamento degli sposi cristiani al modello trinitario   non comporta alcuna   superiorità morale, non giustifica alcun privilegio: in circostanze difficili forse tutti possiamo essere  potenziali traditori, criminali, ma anche potenziali santi.

La spiritualità ci è apparsa come quel soffio vitale che non si sa da dove viene e dove va, ma sorregge, vivifica, sollecita al bene ogni essere che viene al mondo, cercando di conformarlo al disegno della creazione. Per tutti al mattino sorge il sole o  cade della pioggia….  L’azione dello  Spirito Santo  viene favorita dalla perseveranza nell’amicizia,  dalla collaborazione reciproca,  dalla fedeltà nelle piccole e grandi cose, nella buona e nella cattiva sorte a immagine della fedeltà usque ad  mortem del Cristo.

Per parte nostra, nel saggio dal titolo “La molteplice fecondità dell’amore coniugale” abbiamo  lasciato da parte il tema della fecondità procreativa, dato per scontato, e preferito  soffermarci sul più ampio concetto di fecondità coniugale, ossia sui molteplici frutti dell’amore.

  1. L’amore è sempre fecondo. In una cultura personalista, maternità e paternità sono coessenziali alla persona, anche quando non si verificano fisiologicamente: tutti sono creati ad immagine di Dio (cf Gn 1, 27-28) e dunque dotati del Suo dinamismo creatore. La fecondità scaturisce dall’amore ricevuto e donato (amor, perciò amo), che cambia la visione del mondo, il senso del lavoro, le convinzioni ideologiche e religiose, guarisce le ferite e stabilizza la coppia in un equilibrio affettivo che evita di soccombere alle malattie psicosomatiche (frustrazione, depressione, nevrosi), così spesso indotte da ambienti freddi e concorrenziali. L’uomo e la donna che si amano hanno il potere di costruire un nuovo ambiente umano, e così di rifondare la società stessa. Sfuggendo all’individualismo e al collettivismo, l’amore forma la comunità, che unisce valorizzando ogni singola persona. Questa unità agli occhi della fede è possibile perchè colui che unisce i coniugi e tutti i componenti della famiglia, il mediatore, è il Cristo stesso.
  2. Lo Spirito nel corpo (“Anima carnale”). È tipico degli sposi parlarsi col corpo e diventare “una sola carne”. Il corpo dell’altro è quasi il prolungamento del proprio (cf Gb 29, 15: «Io ero gli occhi per il cieco, i piedi per lo zoppo»). La carezza, il bacio, l’abbraccio leniscono le sofferenze, rigenerano la speranza, trasmettono all’altro la carezza di Dio, anche quando Egli non è esplicitamente invocato. Ciò che attiene all’attrazione sessuale e ai giochi dell’amore non è il preambolo e la tecnica per arrivare all’obiettivo erotico, ma un elemento costitutivo della comunicazione, che insegna l’arte di uscire da sé, attraverso il linguaggio del corpo. Nel perdersi e ritrovarsi l’uno nell’altro, gli sposi apprendono a donare se stessi e attestano il destino relazionale del corpo, il suo morire e risorgere nell’alterità. Vi è infatti un inscindibile legame tra eros e agape, senza confusione né contrapposizione.
  1. La fecondità della sofferenza. Quando intervengono eventi disastrosi a far traballare l’unità della coppia, non è facile valorizzare il negativo, intravedendovi una chiamata all’interiorità, forse un’occasione di approfondimento del rapporto, comunque un evento che apre vie nuove e annuncia più abbondanti frutti. Particolarmente fecondo nella vita degli sposi è il perdono, col quale essi decidono di reinvestire in fiducia nell’altro e di ricominciare sempre. Di fronte ai fallimenti essi possono   decidere se fuggire o rispondere segretamente alla chiamata che quel dolore porta in sé. È una scelta che decide non solo del matrimonio, ma della vita stessa.
  2. Una complicità feconda. La coniugalità esige il confronto delle menti, il rispetto delle opinioni, la disponibilità alla rinuncia – secondo le circostanze – al proprio l’io per costruire il noi. Ma è anche capace di sprigionare scintille di creatività non emerse da singoli. Il lavoro principale che fanno gli sposi, che dura una vita intera, risulta fecondo di nuovi progetti, sintonie,   idee, creazioni inedite in tutti i campi: amicizie, comunità, volontariato, conquiste della cultura, lavoro. E’ un lavoro che costa fatica, soprattutto in una cultura che esalta la realizzazione e l’autonomia dell’io; racchiude però un significato relazionale ed eucaristico: ciascuno mette un tassello indispensabile al grande mosaico dell’opera umana e consuma se stesso fino alla morte per rendere il mondo più umano ed abitabile. Si realizza così una kenosi dell’uomo e della donna: un movimento discendente, che li assoggetta al corpo, alla materia nel lavoro, all’altro nella relazione interpersonale, e uno ascendente, per cui la realtà si umanizza (allo stesso modo Dio si fa uomo affinché l’uomo si faccia Dio).

Credo che chiunque abbia a cuore i problemi   della famiglia e del matrimonio potrà trovare nel libro il capitolo che maggiormente lo attira e, rispetto alla grande quantità di proposte editoriali – per lo più testimonianze o   approfondimenti teorici –  tratterrà per sé preziose risorse  di cui fare tesoro, distribuite dagli autori in modo semplice e accattivante.

Giulia Paola Di Nicola e Attilio Danese

CS_Roma, incontro con Aldegonde Brenninkmeijer-Werhahn_23.10.2014

 

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